Formula 1: Fernando Alonso, lo specialista delle rimonte

Fernando Alonso è stato l’indiscutibile protagonista del Gran Premio d’Europa, a Valencia. La rimonta dall’undicesimo posto sulla griglia di partenza lo ha portato a chiudere la corsa davanti a Kimi...

Fernando Alonso è stato l’indiscutibile protagonista del Gran Premio d’Europa, a Valencia. La rimonta dall’undicesimo posto sulla griglia di partenza lo ha portato a chiudere la corsa davanti a Kimi Raikkonen e a Michael Schumacher, nuovamente a podio a quarantatré primavere. Lo spagnolo da 31 Gran Premi non parte in pole position ma da venti, consecutivi, va sempre a punti e non a caso è il leader della classifica iridata piloti con 20 di vantaggio su Mark Webber, suo diretto inseguitore. La stampa nazionale e internazionale ha esaltato le gesta dell’asturiano che però, pochi ricordano essere uno specialista delle rimonte dal fondo.

Le lacrime di Alonso: quando il pilota diventa umano
Alonso ha pianto a dirotto sul podio come mai gli era successo prima e pochi, forse nemmeno i tifosi più appassionati, avrebbero mai immaginato che il driver spagnolo potesse vincere il Gran Premio d’Europa partendo dall’undicesima posizione della griglia di partenza. Fernando l’aveva anche annunciato il giorno precedente la corsa, sarebbe stato impossibile lottare per le posizioni del podio e in cuor suo sapeva che avrebbe perso punti pesanti in campionato dato che, in prima fila si erano classificati Sebastian Vettel e Lewis Hamilton, i principali rivali nella lotta per il titolo finale. Tuttavia, l’eccezionale performance del driver di Oviedo e le circostanze fortunate della gara che hanno visto il doppio ritiro di Vettel e di Hamilton, hanno permesso non solo allo spagnolo di vincere la corsa, ma anche di andarsi a prendere la leadership della classifica piloti. A parte l’emozione e la felicità per l’essere riuscito a recuperare ben dieci posizioni in gara, il motivo principale di questa esplosione di sentimenti va ricercata nel fatto che Alonso stesse correndo in casa, situazione che gli ha permesso di combattere per la vittoria davanti ai suoi, con i tifosi tutti schierati dalla parte di Magic Alonso, come viene definito dai fans.

Fino a domenica scorsa, lo spagnolo riuscì a salire sul gradino più alto del podio in un Gran Premio di casa solamente una volta, al Montmelò quando correva per la Renault alla corte di Briatore, nel 2006, anno in cui a fine campionato venne incoronato bi-campione del mondo. E lo stesso pilota ha ammesso che il turbinio di emozioni che lo ha avvolto e lo ha spinto a festeggiare in maniera non convenzionale per un driver di Formula 1 è dovuto a un mix di circostanze strettamente collegate al suo stato emotivo personale e sportivo: la vittoria è arrivata in un momento particolare per la Spagna, sempre più schiava della crisi economica e tutte le persone che hanno deciso di raggiungere Valencia per assistere alla corsa, hanno affrontato un sacrificio che andava ricompensato in qualche modo.

Alonso, re delle rimonte
Recuperare dieci posizioni in gara su un tracciato cittadino: Fernando Alonso è riuscito a fare di meglio. 2008, quasi quattro anni fa, quando lo spagnolo tornò in Renault dopo l’anno horribilis in McLaren, il driver di Oviedo si ritrovò a disputare la corsa della vita, la gara in cui portò a casa quella che ancora oggi è ritenuta la sua più grande rimonta sportiva, riuscendo a tagliare il traguardo del Gran Premio di Singapore in prima posizione, dopo una partenza dalla quindicesima casella della griglia.
Pochi giri dopo il via Alonso dovette fermarsi per il rifornimento, prima del previsto. Singapore 2008 è la gara conosciuta ancora oggi come quella dello scandalo del crashgate, in cui stando a quello che è giunto dalle pagine della stampa, Briatore venne accusato di aver obbligato Nelsinho Piquet, compagno di box dello spagnolo, di spiaccicarsi a muro per permettere l’entrata in pista della safety car con lo scopo di falsare il risultato finale. La fortuna di Alonso fu la scelta dei suoi ingegneri, in quella volontà di anticipare la sosta rispetto agli avversari giocandosi il tutto per tutto, che gli permise, dopo la safety car, di rientrare in pista, in prima posizione, sbaragliando la concorrenza e tagliando il traguardo davanti a tutti.

Raikkonen e Schumacher tra i Re delle rimonte
La più grande risalita della storia ha come protagonista John Watson (McLaren Ford) nel Gran Premio degli Stati Uniti dell’Ovest del 1983, dove il pilota statunitense vide per primo la bandiera a scacchi dopo essere partito dalla ventiduesima piazza. Seguono la prestazione di Watson i 17 posti recuperati da Rubens Barrichello, allora pilota Ferrari, nel Gran Premio di Germania del 2000, dove vinse dopo essere partito dalla diciottesima posizione in griglia.

E Watson occupa anche il gradino più basso del podio in questa particolare classifica, questa volta con 16 posizioni recuperati nel Gran Premio degli Stati Uniti dell’Est del 1982, sempre alla guida della McLaren Ford, in cui partì diciassettesimo e tagliò il traguardo in prima posizione. Tra i piloti in attività Kimi Raikkonen è uno dei pochi che può vantare la presenza in graduatoria. Il pilota finlandese (McLaren-Mercedes), vinse il Gran Premio del Giappone del 2005 dopo aver preso il via dalla diciassettesima posizione mentre con quindici piazze recuperate in gara seguono Jackie Stewart (Tyrrell Ford) in Sudafrica 1973, Nigel Mansell (Williams Renault) in Brasile 1992 e Michael Schumacher (Benetton Renault) al Gran Premio del Belgio del 1995.